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#8736
RobertoRoberto
Amministratore del forum

Riporto ancora un ulteriore riflessione di Federico Tunedguy57

http://avaudiovintage.forumfree.it/?t=70236322#lastpost

Ok….vedo che l’argomento prende…allora diciamola tutta:

E’ evidente che un comando di loudness così com’era congeniato negli ampli che ne erano dotati (parlo al passato perchè oggi le pulizie etniche ormai si sono felicemente concluse) non poteva essere del tutto soddisfacente.
Ma il problema è che comunque fosse progettato rendeva il male in qualche modo minore.
La scarsa sensibilità sulle basse frequenze ( un pò meno alle alte, ma cmq scarsa) dell’orecchio a bassi SPL è un dato di fatto incontrovertibile, evidente, grave e non correggibile se non con curve compensative.
Il problema di un loudness fisso è che….può funzionare soltanto in un ristrettissimo intorno di SPL.
Ovvero che la sua funzione linearizzatrice può dirsi tale soltanto in un punto del controllo di volume….e solo con determinati diffusori.
Evidente che non può funzionare!
Il classico loudness di scuola Japan (ma in realtà sarebbe americana) implica l’utilizzo di potenziometri di volume dotati di interpresa a circa un terzo della traccia resistiva, in modo da avere massima efficacia (progressivam decrescente) da zero fino circa a ore 13.
Verso le ore 14 l’effetto quasi scompare e a ore 15 inserire o meno il loudness non ha di norma alcun effetto pratico.
Tutto bello e tutto buono…ma solo con diffusori di efficienza media! Perchè dico “media”?
Perchè è quella l’efficienza che il progettista ha in mente quando disegna la curva di loudness in funzione del potenziometro volume.
Certi costruttori dotavano di loudness i loro amplificatori solo per non essere da meno della concorrenza e buttavano nei loro ampli dei loudness assolutamente esagerati , che potevano andare bene forse (e sottolineo forse) solo con diffusori a bassa efficienza ….altri spesso se ne sbattevano delle curve isometriche di Fletcher-Munson e il loro loudness esaltava solo le basse (Kenwood ad esempio, ma non sempre).
Altri “VERI” costruttori come Grundig dotavano i loro ampli degli anni 60 e primi 70 di ben tre pulsanti di loudness (a volte due) in funzione delle prevedibili diverse condizioni di ascolto.
Si trattava di vere curve compensative e vi garantisco che è un vero piacere premerli per trovare quello giusto (perchè uno dei tre solitamente E’ QUELLO GIUSTO! ). Naturalmente non rinunciavano alla curva variabile dettata dalla posizione del potenziometro del volume, rendendo questi tipi di loudness di gran lunga i più raffinati tra gli apparecchi commerciali disponibili all’epoca.
Rimane ovviamente il problema che al variare del volume bisogna ricordarsi di cambiare pulsante, perchè la variazione automatica col volume non riesce a star dietro alle curve.
McIntosh, tanto per fare il nome di uno sconosciuto usava negli anni 60 e 70 dei loudness a controllo continuo, da smanettare mentre si ascoltava, per trovare la posizione giusta.
Personalmente cmq tale comando serviva nello specifico (ovvero sul C26 e sul C28) soltanto a evidenziare le carenze di equlibrio di tali apparecchi, coi quali era difficile trovare un equilibrio soddisfacente…perchè….non lo avevano! Suonavano male e basta.
Ma al di là di considerazioni che a qualcuno potranno dar fastidio (io i miei Mc SS li ho venduti da tempo) alla fine di tutto questo panegirico di S. Carlo di manzoniana memoria vorrei dire quale sarebbe il loudness ideale.
…….in pratica un sistema ad anello chiuso, con rilevamento fonometrico e autocorrezione.
Tutto ciò oggi in epoca del digitale è molto facile ed economico (ma il microfono per fare sta cosa mica è digitale, e mica costerebbe poco).
Per cui mi sento libero di dire che un aggeggio del genere assai poco mi attrae, perchè so quanto poco valgano i microfoni usati nei fonometri commerciali.
Cosa rimane?
Beh….rimarrebbero gli equa….ORRORE! hihihihihihi…….vabbè…..magari inseribili solo a basso volume…..
Meanwhile me la godo quando uso dei vecchi Gru…e trovo il pulsante giusto, in cui l’equilibrio si trova anche usando casse assai diverse.
In barba a chi afferma da anni che Grundig va bene solo con Grundig.